La somministrazione di lavoro

Dicevano i latini nomen numen, ovvero quando nel nome è contenuto un destino. Già perché forse non tutti sanno che la prima agenzia interinale aperta in Italia e precisamente in Veneto nel 1993 da Charles Edward Hollomon, imprenditore italo – americano, si chiamava Spider!

L’agenzia di collocamento privato si occupava di far incontrare domanda e offerta nell’hinterland di Porto Marghera e nel giro di pochissimo tempo riuscì a raccogliere oltre 200 mila curriculum corredandoli di book fotografici dei candidati da mostrare alle aziende interessate. L’avventura di Hollomon finì abbastanza in fretta, poiché in Italia questo tipo di attività era vietata dalla legge.  Tutto cominciò invece, nel 1997 con il cosiddetto pacchetto Treu che regolamentò il lavoro interinale (dal latino ad interim – provvisorio) fino al 2003, quando la legge Biagi sostituì al lavoro interinale, la somministrazione di lavoro a tutt’oggi in vigore.

Il triangolo no, non l’avevo considerato!

La somministrazione di lavoro è un rapporto che coinvolge tre attori e permette ad un soggetto (utilizzatore/azienda) di rivolgersi ad un altro soggetto (somministratore/agenzia per il lavoro) per utilizzare il lavoro di personale senza assumerlo direttamente, lasciandolo alle dipendenze  del somministratore attraverso un rapporto di lavoro subordinato. Si vengono quindi a determinare due tipologie di contratto:

  • un contratto di natura commerciale, detto di fornitura, tra il somministratore e l’utilizzatrice, ovvero tra l’agenzia per il lavoro e l’azienda;

  • un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato, detto prestazione, stipulato tra il somministratore e il lavoratore.

Il lavoratore diventa quindi a tutti gli effetti dipendente dell’agenzia per il lavoro e presterà la sua opera presso l’azienda utilizzatrice per un periodo di tempo variabile di cui i limiti sono definiti dalla normativa vigente e dai singoli contratti collettivi nazionali.

Perché ciò sia legale, le Agenzie per il lavoro devono essere autorizzate a svolgere le attività previste dal D.Lgs. n. 276/03 ed iscritte regolarmente all’albo depositato presso il Ministero del Lavoro. Inoltre, al lavoratore somministrato deve essere riconosciuto lo stesso trattamento economico/retributivo di qualsiasi dipendente diretto che svolge la sua stessa mansione. L’elaborazione della busta paga, il pagamento della retribuzione, tutti gli adempimenti e le comunicazioni dovute in caso di assunzione, proroga e cessazione del contratto di lavoro sono di responsabilità dell’agenzia per il lavoro. In cambio, l’azienda utilizzatrice le corrisponderà un compenso pari al costo del lavoro sostenuto, maggiorato del cosiddetto margine, espressione del costo del servizio erogato dalla singola APL.

La somministrazione è vietata solo in alcuni casi

la somministrazione è vietata per quelle aziende che non sono in regola con le normative sulla sicurezza e che non hanno redatto il proprio DVR (documento valutazione rischi); nei casi di aziende sottoposte a regime di sospensione, di cassa integrazione o in cui sono stati operati dei licenziamenti (salvo alcuni casi previsti dalla normativa); per sostituire lavoratori assenti per sciopero.

Nel lavoro somministrato (a differenza dell’appalto) l’azienda utilizzatrice esercita il potere organizzativo e direttivo, mentre quello disciplinare è detenuto dall’agenzia per il lavoro. In altri termini,  la richiesta di ferie di un lavoratore somministrato sarà approvata direttamente dall’azienda utilizzatrice e comunicata per conoscenza all’agenzia per il lavoro, mentre nel caso di una contestazione disciplinare a carico del lavoratore, sarà la stessa agenzia (su richiesta dell’azienda) ad attuare i provvedimenti del caso.